20.11.06

Class Action: ci siamo quasi


L'articolato governativo ricalca quello che, nella passata legislatura, aveva incassato il via libera della Camera prima di arenarsi a palazzo Madama sotto i colpi delle lobby. Ma il salto di qualità del nuovo ddl è notevole. Innanzitutto perché vengono rimossi i paletti settoriali previsti dal precedente progetto di legge che introduceva la class action solo nell'ambito dei servizi finanziari. La proposta del governo, invece, non pone alcun limite, prevedendo "il risarcimento dei danni in conseguenza di atti illeciti relativi a contratti, di atti illeciti extracontrattuali, di pratiche commerciali illecite o di comportamenti anticoncorrenziali, sempre che ledano i diritti di una pluralità di consumatori". Dunque class action non solo contro banche o assicurazioni, ma anche società telefoniche, dei trasporti, dell'energia. Ed è proprio in questi settori che si verificano gli abusi e gli errori più frequenti, con gli utenti che quasi sempre rinunciano all'azione per evitare spese legali sproporzionate rispetto alla somma del risarcimento. Così il governo ha scelto il modello "continentale" della class action, che diversamente da quello "anglosassone", pur ribadendo la tutela costituzionale dell'azione individuale, non lascia al singolo cittadino o a qualsivoglia soggetto la possibilità di attivare l'azione collettiva: la legittimazione, infatti, viene attribuita a "tutte le associazioni dei consumatori e degli utenti, riconosciute dal ministero dello Sviluppo Economico secondo le procedure definite dal codice del consumo (un minimo di 35mila iscritti e sportelli in almeno dieci regioni - ndr), nonché alle associazioni dei professionisti e alle Camere di commercio". Altro punto qualificante del ddl è la possibilità assegnata al giudice di andare oltre la semplice condanna dell'azienda, e di stabilire "i criteri in base ai quali deve essere fissata la misura dell'importo da liquidare in favore dei singoli consumatori ovvero stabilire l'importo minimo". Uno strumento in più a disposizione del cittadino che, eventualmente fallita la conciliazione prevista in coda alla class action, porterà avanti l'azione individuale per la specifica liquidazione del danno subito. A Montecitorio in questi giorni dovrebbe esserci il colpo d'acceleratore decisivo per la legge. Ma il condizionale è d'obbligo non solo per le distanze maggioranza-opposizione e per le fibrillazioni politiche che attraversano lo stesso centrosinistra. O magari per le lamentele di tutte quelle associazioni tagliate fuori perché non inserite nella lista del Consiglio dei consumatori. La vera incognita è nel condizionamento che sapranno esercitare le grandi aziende, sia attraverso la strategia sotterranea delle lobby parlamentari, sia con il fuoco di sbarramento già attivato dalle varie associazioni di categoria (Confindustria, Abi, Ania, Assogestioni, Assonime...): uno schieramento che, agitando lo spauracchio di "danni distruttivi" per il mercato e tribunali intasati da valanghe di cause, punta a schivare gli schiaffoni evocati dal ministro Bersani.