8.11.06

Il ritorno da Roma


Marco D'Acri
Quale il bagaglio che un givvino porta a casa dopo il nostro secondo congresso nazionale? Innanzitutto mi viene da dire che per la prima volta ho respirato l'aria della passione, della condivisione delle idee, della voglia di fare e dell'incontro tra ragazzi che sono accomunati da grandi valori ideali. Per la prima volta perchè noi tutti sappiamo come si vive la vita di partito dentro IdV, tra le continue "emergenze elettorali" e le scarse risorse. Per la prima volta perchè si è avuto il tempo di discutere, di guardarsi in faccia e di scoprire di essere un buon numero. Ma, per chi viene dal Piemonte, la più grande sorpresa è stata quella di trovare il nostro Presidente attentissimo ai nostri temi. Ero preparato al fatto che Antonio Di Pietro intervenisse nel momento a lui più comodo e si limitasse ad un rapido saluto. L'avrei compreso. E invece è rimasto ad ascoltare noi, a sentire quello che avevamo da dire, ed infine a prendersi tutto il tempo necessario per comunicarci il suo pensiero. Un messaggio lontano dalle logiche classiche dell'equidistanza e per questo coraggioso, di un uomo con le idee sempre più chiare e non disposto a invischiarsi nelle logiche dei calcoli. Un presidente che non teme di affrontare il dissenso interno per difendere coloro che ritiene validi. In fondo un padre che guarda alle nuove generazioni sentendosi responsabile di offrir loro delle prospettive e bisognoso allo stesso tempo del loro entusiasmo. Un politico che immagina politiche giovanili finalmente slegate da quel ghettizzante legame con sport e divertimento. Ed infine uno statista. Qualche post fa citai De Gesperi che definiva politici coloro che pensano alle prossime elezioni e statisti coloro che pensano alle prossime generazioni. In questo Antonio Di Pietro è un vero statista.
E chi torna da Roma porta con sè anche le parole di Leoluca Orlando, fine oratore che, finalmente libero dai tempi televisivi, ha avuto modo di tratteggiare il futuro con la lucidità di uno stratega. In lui ho ritrovato la figura di quei professori appassionati che si esaltano davanti alle giovani platee consci che le parole su quel campo potranno dare grandi frutti. Nella sua distinzione tra il vecchio e l'antico e sulla necessità di un'alfabetizzazione politica moderna è stato emozionante leggere una possibile forma del futuro del nostro Paese e una più compiuta costituzione del nostro partito di riferimento. Ricordava, Orlando, ancora quei compagni di classe che durante la ricreazione approfondiscono con te i temi trattati e scambiano battute. Insomma, se il nostro Italiano ogni tanto va bagnato nell'Arno, stesso giovamento in senso politico ha avuto la passione di un givvino, il sottoscritto, nella acque del biondo Tevere. Infine e soprattutto nel mio bagaglio c'è la certezza che, anche se nelle realtà locali si deve lavorare in contesti sicuramente non altrettanto esaltanti, la strada che si è scelta è giusta anche se ogni tanto a tirare la carretta ci si ritrova di fianco a esponenti di dubbio valore. A buon intenditor...
Marco D'Acri.