14.9.06

Il potere di disinformare

Marco D'Acri
Chi come me ha letto la prima pagina de "La Stampa" del 13 Settembre è stato portato indietro di qualche secolo.
"Il Papa e Bush alleati contro il terrore". Con un titolo di questo genere viene da chiedersi cosa sia successo.
Ipotesi uno: Papa Ratzinger è intenzionato a riprendersi il potere temporale e ha chiesto sostegno alla più grande potenza mondiale (...voglio tranquillizzare coloro che amano Roma...ho scoperto non trattarsi dell'ipotesi corretta...).
Ipotesi due: Nella sua guerra al terrore Bush ha messo in cantiere un nuovo imperialismo benedetto da Benedetto...XVI (...benedizione papale dell'impero...un po' anacronistico...non sarà nemmeno questo...)
Ipotesi tre: I giornalisti sono impazziti. Il Papa ha definito nel suo discorso la Jihad, la guerra santa, una violenza incompatibile con Dio e con la ragione. Se si pensa al passato, a lunghi tratti oscuro, della Chiesa Cattolica si può cogliere in questa affermazione un grande monito spirituale. Chi ha conosciuto gli orrori del fanatismo mostra a chi oggi ne è attratto le cicatrici della storia. Ne è conferma il fatto che due giorni prima Benedetto XVI si era espresso con un richiamo accorato al rispetto di ogni religione richiamando i cattolici ad un evangelismo propositivo e non impositivo. Ma per questo non è finito in prima pagina. La questione chiave è quanto sia difficile trovare un giornalista che informi e non parteggi. Immagino il risultato di questo titolo ad effetto. Da una parte ci sarà la solita destra che si sentirà portatrice dei valori cattolici e alleata fedele di Bush nella sua lotta contro il terrore dimenticando quanto la Chiesa si fosse espressa contro quella guerra con le parole di Giovanni Paolo II. Dall'altra una sinistra radicale che troverà in questa supposta alleanza una conferma alle ragioni del suo anticlericalismo. In mezzo rimane chi è credente ma è contro una guerra senza uscita e dalle motivazioni ora smentite. E chi vorrebbe lasciare ai discorsi lo spazio di essere compresi. I tempi delle parole del Papa, come quelli delle più importanti guide spirituali, dal Dalai Lama a Ghandi, sono quelli dei filosofi. Ma nessuno è più abituato ad accettarli. Come scrisse Gramellini, mi sembra di ricordare, abbiamo ritmi mentali cadenzati su spot e sms. O su articoli striminziti che condensano in un titolo orrendo un pensiero altissimo, tanto per chi crede come per chi non crede.
Come sempre il tre è il numero perfetto. Temo che la terza ipotesi sia quella esatta. I giornalisti non sono in grado di informare. Marco D'Acri.